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martedì 15 aprile 2014

PENSIERO E PREGHIERA DEL GIORNO

Da morte ad atto di amore

15.04.2014
MARTEDÌ DELLA SETTIMANA AUTENTICA

Gb 16,1-20; Sal 118 (119), 161-168; Tb 11, 5-14; Mt 26,1-5

“Benedetto Dio! Benedetto il suo grande nome! Benedetti tutti i suoi angeli santi! Sia il suo santo nome su di noi e siano benedetti i suoi angeli per tutti i secoli. Perché egli mi ha colpito, ma ora io contemplo mio figlio Tobia”. (Tb 11,14)

Tobi, guarito dalla cecità e lieto per quanto è accaduto a suo figlio Tobia, innalza il suo inno di lode al Signore per il suo amore e per la presenza del suo angelo che ha visibilmente manifestato la vicinanza attenta di Dio alla sua storia. Tobia ha atteso e sperato, e non ha cessato di interrogarsi sulle vie del bene; ha cercato di percorrerle e di affrontare le avversità senza cedere alla disperazione e al senso di abbandono. L’attesa fiduciosa prepara un dono, la speranza consente di vivere. La passione di Gesù apre alla Pasqua; la nostra fatica sta nelle mani di Dio e annuncia un esito di letizia. Non c’è che da crederci; a dispetto di tutto, anche contro le nostre ragionevoli valutazioni. Come Gesù.


Preghiamo

Nel pericolo ho gridato al Signore:
mi ha risposto, il Signore, e mi ha tratto in salvo.
Il Signore è per me, non avrò timore:
che cosa potrà farmi un uomo?
Il Signore è per me, è il mio aiuto,
e io guarderò dall’alto i miei nemici.
È meglio rifugiarsi nel Signore
che confidare nell’uomo.
È meglio rifugiarsi nel Signore
che confidare nei potenti.
(dal Salmo 118)

SANTO DEL GIORNO

Martedi della Settimana Autentica

Santa Grata di Bergamo (VI secolo)

15.04.2014

Secondo la tradizione, Grata era una devota vedova cristiana. Sola e senza figli, si diede alle buone opere, diventando madre spirituale di tanti bisognosi di Bergamo. A lei è attribuita la fondazione della cattedrale della città, e anche di diversi ospedali, nei quali accoglieva i suoi devoti più indigenti e tribolati. Nella cura dei malati negli ospedali da lei fondati e nella sepoltura dei morti, Grata consumò gli anni della sua feconda vedovanza, rimanendo nel ricordo dei suoi concittadini come esempio della instancabile operosità suscitata dall’Evangelo.

RITO AMBROSIANO - MARTEDÌ DELLA SETTIMANA AUTENTICA

GIOBBE
Lettura del libro di Giobbe 16, 1-20

In quei giorni. / Giobbe prese a dire: / «Ne ho udite già molte di cose simili! / Siete tutti consolatori molesti. / Non avranno termine le parole campate in aria? / O che cosa ti spinge a rispondere? / Anch’io sarei capace di parlare come voi, / se voi foste al mio posto: / comporrei con eleganza parole contro di voi / e scuoterei il mio capo su di voi. / Vi potrei incoraggiare con la bocca / e il movimento delle mie labbra potrebbe darvi sollievo. / Ma se parlo, non si placa il mio dolore; / se taccio, che cosa lo allontana da me? / Ora però egli mi toglie le forze, / ha distrutto tutti i miei congiunti e mi opprime. / Si è costituito testimone ed è insorto contro di me: / il mio calunniatore mi accusa in faccia. / La sua collera mi dilania e mi perseguita; / digrigna i denti contro di me, / il mio nemico su di me aguzza gli occhi. / Spalancano la bocca contro di me, / mi schiaffeggiano con insulti, / insieme si alleano contro di me. / Dio mi consegna come preda all’empio, / e mi getta nelle mani dei malvagi. / Me ne stavo tranquillo ed egli mi ha scosso, / mi ha afferrato per il collo e mi ha stritolato; / ha fatto di me il suo bersaglio. / I suoi arcieri mi circondano; / mi trafigge le reni senza pietà, / versa a terra il mio fiele, / mi apre ferita su ferita, / mi si avventa contro come un guerriero. / Ho cucito un sacco sulla mia pelle / e ho prostrato la fronte nella polvere. / La mia faccia è rossa per il pianto / e un’ombra mortale mi vela le palpebre, / benché non ci sia violenza nelle mie mani / e sia pura la mia preghiera. / O terra, non coprire il mio sangue / né un luogo segreto trattenga il mio grido! / Ecco, fin d’ora il mio testimone è nei cieli, / il mio difensore è lassù. / I miei amici mi scherniscono, / rivolto a Dio, versa lacrime il mio occhio». 


SALMO
Sal 118 (119), 161-168

         ®  Dal profondo a te grido, Signore; ascolta la mia voce.

I potenti mi perseguitano senza motivo,
ma il mio cuore teme solo le tue parole.
Io gioisco per la tua promessa,
come chi trova un grande bottino. ®

Odio la menzogna e la detesto,
amo la tua legge.
Sette volte al giorno io ti lodo,
per i tuoi giusti giudizi. ®

Grande pace per chi ama la tua legge:
nel suo cammino non trova inciampo.
Aspetto da te la salvezza, Signore,
e metto in pratica i tuoi comandi. ®

Io osservo i tuoi insegnamenti
e li amo intensamente.
Osservo i tuoi precetti e i tuoi insegnamenti:
davanti a te sono tutte le mie vie. ®


TOBIA
Lettura del libro di Tobia 11, 5-14

In quei giorni. Anna sedeva scrutando la strada per la quale era partito il figlio. Quando si accorse che stava arrivando, disse al padre di lui: «Ecco, sta tornando tuo figlio con l’uomo che l’accompagnava». Raffaele disse a Tobia, prima che si avvicinasse al padre: «Io so che i suoi occhi si apriranno. Spalma il fiele del pesce sui suoi occhi; il farmaco intaccherà e asporterà come scaglie le macchie bianche dai suoi occhi. Così tuo padre riavrà la vista e vedrà la luce». Anna corse avanti e si gettò al collo di suo figlio dicendogli: «Ti rivedo, o figlio. Ora posso morire!». E si mise a piangere.
Tobi si alzò e, incespicando, uscì dalla porta del cortile. Tobia gli andò incontro, tenendo in mano il fiele del pesce. Soffiò sui suoi occhi e lo trasse vicino, dicendo: «Coraggio, padre!». Gli applicò il farmaco e lo lasciò agire, poi distaccò con le mani le scaglie bianche dai margini degli occhi. Tobi gli si buttò al collo e pianse, dicendo: «Ti vedo, figlio, luce dei miei occhi!». E aggiunse: «Benedetto Dio! Benedetto il suo grande nome! Benedetti tutti i suoi angeli santi! Sia il suo santo nome su di noi e siano benedetti i suoi angeli per tutti i secoli. Perché egli mi ha colpito, ma ora io contemplo mio figlio Tobia».            


VANGELO
Lettura del Vangelo secondo Matteo 26, 1-5

In quel tempo. Terminati tutti questi discorsi, il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi sapete che fra due giorni è la Pasqua e il Figlio dell’uomo sarà consegnato per essere crocifisso».
Allora i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo si riunirono nel palazzo del sommo sacerdote, che si chiamava Caifa, e tennero consiglio per catturare Gesù con un inganno e farlo morire. Dicevano però: «Non durante la festa, perché non avvenga una rivolta fra il popolo».      

lunedì 14 aprile 2014

PENSIERO E PREGHIERA DEL GIORNO

Da morte ad atto di amore

14.04.2014
LUNEDÌ DELLA SETTIMANA AUTENTICA

Gb 2,1-10; Sal 118 (119),153-160; Tb 2,1b-10d; Lc 21,34-36

Per la nostra festa di Pentecoste, cioè la festa delle Settimane, avevo fatto preparare un buon pranzo e mi posi a tavola; la tavola era imbandita di molte vivande. Dissi al figlio Tobia: “Figlio mio, va’, e se trovi tra i nostri fratelli deportati a Ninive qualche povero, che sia però di cuore fedele, portalo a pranzo insieme con noi. Io resto ad aspettare che tu ritorni, figlio mio.” (Tb 2,1b-2)

La difficoltà pesante di persecuzione e mancanza di libertà, che anche Tobi sta vivendo, non gli impedisce di rendersi attento a chi tra i suoi fratelli si trova in una difficoltà ancora più grande. I tempi di crisi ci sospingono più diffusamente all’autodifesa, e ad arroccarci nelle nostre poche sicurezze, ampliando il già diffuso disinteresse per la vita degli altri. Tobi manifesta invece la capacità di tenere lo sguardo aperto nella direzione dei bisogni altrui e consapevole delle possibilità di essere di aiuto. Affronta i suoi rischi e supera la naturale ritrosia di chi ha già tanti problemi e deve badare a se stesso e a chi gli è più vicino. E insegna al figlio questo stile aperto e generoso. Cosa passa, oggi, nello stile di vita delle nostre famiglie?


Preghiamo

Beato chi teme il Signore
e cammina nelle sue vie.
Della fatica delle tue mani ti nutrirai,
sarai felice e avrai ogni bene.
La tua sposa come vite feconda
nell’intimità della tua casa;
i tuoi figli come virgulti d’ulivo
intorno alla tua mensa.
Ecco com’è benedetto
l’uomo che teme il Signore.
(dal Salmo 128)

SANTO DEL GIORNO

Lunedi della Settimana Autentica

Santa Maria Egiziaca

14.04.2014

E' la Legenda aurea a darci notizia di Maria Egiziaca. Egiziana di origine, visse diversi anni ad Alessandria come prostituta, dopo essere fuggita da casa a dodici anni. Verso i trent’anni, in cerca di nuove avventure, si unì a una carovana di pellegrini diretta a Gerusalemme. Ma accaddero fatti prodigiosi, ed ella ebbe l’ispirazione di ritirarsi nel deserto per condurre una vita da penitente ed espiare così i suoi peccati. Si procurò tre pani, con i quali si nutrì miracolosamente per molti anni, e si inoltrò nel deserto, dove visse per 47 anni. Quando il solo vestito che aveva le si consumò addosso, rimase coperta dai soli lunghi capelli, che la ricoprivano tutta.
Zosimo, ieromonaco in una laura del Giordano, le portava la comunione presso il fiume Giordano, dove era stato battezzato il Signore, e qui un giorno Zosimo, trovandola morta, la seppellì con l’aiuto di un leone. Era l’anno 522. Nelle Chiese bizantine Maria Egiziaca è ricordata come la penitente per eccellenza.

RITO AMBROSIANO - LUNEDÌ DELLA SETTIMANA AUTENTICA


GIOBBE
Inizia la lettura del libro di Giobbe 2, 1-10

Accadde, un giorno, che i figli di Dio andarono a presentarsi al Signore, e anche Satana andò in mezzo a loro a presentarsi al Signore. Il Signore chiese a Satana: «Da dove vieni?». Satana rispose al Signore: «Dalla terra, che ho percorso in lungo e in largo». Il Signore disse a Satana: «Hai posto attenzione al mio servo Giobbe? Nessuno è come lui sulla terra: uomo integro e retto, timorato di Dio e lontano dal male. Egli è ancora saldo nella sua integrità; tu mi hai spinto contro di lui per rovinarlo, senza ragione». Satana rispose al Signore: «Pelle per pelle; tutto quello che possiede, l’uomo è pronto a darlo per la sua vita. Ma stendi un poco la mano e colpiscilo nelle ossa e nella carne e vedrai come ti maledirà apertamente!». Il Signore disse a Satana: «Eccolo nelle tue mani! Soltanto risparmia la sua vita».
Satana si ritirò dalla presenza del Signore e colpì Giobbe con una piaga maligna, dalla pianta dei piedi alla cima del capo. Giobbe prese un coccio per grattarsi e stava seduto in mezzo alla cenere. Allora sua moglie disse: «Rimani ancora saldo nella tua integrità? Maledici Dio e muori!». Ma egli le rispose: «Tu parli come parlerebbe una stolta! Se da Dio accettiamo il bene, perché non dovremmo accettare il male?». In tutto questo Giobbe non peccò con le sue labbra.           


SALMO
Sal 118 (119), 153-160

       ®   La tua legge, Signore, è fonte di pace.

Vedi la mia miseria e liberami,
perché non ho dimenticato la tua legge.
Difendi la mia causa e riscattami,
secondo la tua promessa fammi vivere. ®

Lontana dai malvagi è la salvezza,
perché essi non ricercano i tuoi decreti.
Grande è la tua tenerezza, Signore:
fammi vivere secondo i tuoi giudizi. ®

Molti mi perseguitano e mi affliggono,
ma io non abbandono i tuoi insegnamenti.
Ho visto i traditori e ne ho provato ribrezzo,
perché non osservano la tua promessa. ®

Vedi che io amo i tuoi precetti:
Signore, secondo il tuo amore dammi vita.
La verità è fondamento della tua parola,
ogni tuo giusto giudizio dura in eterno. ®


TOBIA
Inizia la lettura del libro di Tobia 2, 1b-10d

In quei giorni. Per la nostra festa di Pentecoste, cioè la festa delle Settimane, avevo fatto preparare un buon pranzo e mi posi a tavola: la tavola era imbandita di molte vivande. Dissi al figlio Tobia: «Figlio mio, va’, e se trovi tra i nostri fratelli deportati a Ninive qualche povero, che sia però di cuore fedele, portalo a pranzo insieme con noi. Io resto ad aspettare che tu ritorni, figlio mio». Tobia uscì in cerca di un povero tra i nostri fratelli. Di ritorno disse: «Padre!». Gli risposi: «Ebbene, figlio mio?». «Padre – riprese – uno della nostra gente è stato ucciso e gettato nella piazza; l’hanno strangolato un momento fa». Io allora mi alzai, lasciando intatto il pranzo; tolsi l’uomo dalla piazza e lo posi in una camera in attesa del tramonto del sole, per poterlo seppellire. Ritornai, mi lavai e mangiai con tristezza, ricordando le parole del profeta Amos su Betel: / «Si cambieranno le vostre feste in lutto, / tutti i vostri canti in lamento».
E piansi. Quando poi calò il sole, andai a scavare una fossa e ve lo seppellii. I miei vicini mi deridevano dicendo: «Non ha più paura! Proprio per questo motivo lo hanno già ricercato per ucciderlo. È dovuto fuggire e ora eccolo di nuovo a seppellire i morti». Quella notte, dopo aver seppellito il morto, mi lavai, entrai nel mio cortile e mi addormentai sotto il muro del cortile. Per il caldo che c’era tenevo la faccia scoperta, ignorando che sopra di me, nel muro, stavano dei passeri. Caddero sui miei occhi i loro escrementi ancora caldi, che mi produssero macchie bianche, e dovetti andare dai medici per la cura. Più essi però mi applicavano farmaci, più mi si oscuravano gli occhi, a causa delle macchie bianche, finché divenni cieco del tutto. Per quattro anni rimasi cieco e ne soffrirono tutti i miei fratelli.             


VANGELO
Lettura del Vangelo secondo Luca 21, 34-36

In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».