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lunedì 21 aprile 2014

SANTO DEL GIORNO

beata Maria Gabriella Sagheddu, monaca

22.04.2014
Nata a Dorgali, in Sardegna nel 1914, in una povera famiglia di pastori, nonostante la sua brillante intelligenza deve rinunciare agli studi secondari per aiutare la mamma rimasta vedova a mantenere i fratelli e le sorelle. All’età di 18 anni la sua vita ha una svolta decisiva: la scoperta del Signore la trasforma, portandola a dedicarsi intensamente alla preghiera, alla catechesi e all’apostolato nelle file dell’Azione Cattolica, mentre matura in lei una chiara vocazione alla vita monastica. A 21 anni, Maria entra nella Trappa di Grottaferrata, dove la sua vita appare tutta dominata dalla gratitudine a Dio per la misericordia di cui l’ha investita chiamandola ad un’appartenenza totale a lui e dal desiderio ardente di rispondere pienamente a questa grazia.
 
Sotto la guida sapiente dell’abbadessa, la madre Pia, scopre l’ecumenismo spirituale di Paul Couturier, e si sente irrefrenabilmente spinta ad offrire la sua vita e le sue sofferenze per la causa dell’unità dei cristiani. A 23 anni, Maria, diventata nel frattempo suor Maria Gabriella, si ammala di tubercolosi e vive i restanti mesi della sua vita immersa nella preghiera di Gesù per l’unità di tutti i credenti in lui. Muore a soli 25 anni di età, nella domenica del Buon Pastore, di cui aveva raccolto con tutta la sua vita la promessa: Vi sarà un solo ovile e un solo pastore.
 
La sua vicenda ebbe un impatto enorme sul nascente ecumenismo della Chiesa cattolica e non cessa di toccare il cuore dei cristiani di tutte le confessioni. Maria Gabriella è stata beatificata da Giovanni Paolo II nel 1983. Le sue spoglie sono custodite nel monastero di Vitorchiano.

RITO AMBROSIANO - III giorno dell’ottava di Pasqua MARTEDÌ IN ALBIS

Lettura degli Atti degli Apostoli 3, 25 - 4, 10

In quei giorni. Pietro disse al popolo: «Voi, fratelli, siete i figli dei profeti e dell’alleanza che Dio stabilì con i vostri padri, quando disse ad Abramo: “Nella tua discendenza saranno benedette tutte le nazioni della terra”. Dio, dopo aver risuscitato il suo servo, l’ha mandato prima di tutto a voi per portarvi la benedizione, perché ciascuno di voi si allontani dalle sue iniquità».
Stavano ancora parlando al popolo, quando sopraggiunsero i sacerdoti, il comandante delle guardie del tempio e i sadducei, irritati per il fatto che essi insegnavano al popolo e annunciavano in Gesù la risurrezione dai morti. Li arrestarono e li misero in prigione fino al giorno dopo, dato che ormai era sera. Molti però di quelli che avevano ascoltato la Parola credettero e il numero degli uomini raggiunse circa i cinquemila.
Il giorno dopo si riunirono in Gerusalemme i loro capi, gli anziani e gli scribi, il sommo sacerdote Anna, Caifa, Giovanni, Alessandro e quanti appartenevano a famiglie di sommi sacerdoti. Li fecero comparire davanti a loro e si misero a interrogarli: «Con quale potere o in quale nome voi avete fatto questo?». Allora Pietro, colmato di Spirito Santo, disse loro: «Capi del popolo e anziani, visto che oggi veniamo interrogati sul beneficio recato a un uomo infermo, e cioè per mezzo di chi egli sia stato salvato, sia noto a tutti voi e a tutto il popolo d’Israele: nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, che voi avete crocifisso e che Dio ha risuscitato dai morti, costui vi sta innanzi risanato».         

SALMO
Sal 117 (118)

             ®  Rendete grazie al Signore, il suo amore è per sempre.
             oppure
             ®  Alleluia, alleluia, alleluia.

Dica Israele:
«Il suo amore è per sempre».
Dica la casa di Aronne:
«Il suo amore è per sempre».
Dicano quelli che temono il Signore:
«Il suo amore è per sempre». ®

Il Signore è per me, è il mio aiuto,
e io guarderò dall’alto i miei nemici.
È meglio rifugiarsi nel Signore
che confidare nell’uomo.
È meglio rifugiarsi nel Signore
che confidare nei potenti. ®

Mia forza e mio canto è il Signore,
egli è stato la mia salvezza.
Grida di giubilo e di vittoria nelle tende dei giusti:
la destra del Signore ha fatto prodezze,
la destra del Signore si è innalzata,
la destra del Signore ha fatto prodezze. ®


EPISTOLA
Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 1, 4-9

Fratelli, rendo grazie continuamente al mio Dio per voi, a motivo della grazia di Dio che vi è stata data in Cristo Gesù, perché in lui siete stati arricchiti di tutti i doni, quelli della parola e quelli della conoscenza. La testimonianza di Cristo si è stabilita tra voi così saldamente che non manca più alcun carisma a voi, che aspettate la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo. Egli vi renderà saldi sino alla fine, irreprensibili nel giorno del Signore nostro Gesù Cristo. Degno di fede è Dio, dal quale siete stati chiamati alla comunione con il Figlio suo Gesù Cristo, Signore nostro!           

VANGELO
Lettura del Vangelo secondo Matteo 28, 8-15

In quel tempo. Abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno».
Mentre esse erano in cammino, ecco, alcune guardie giunsero in città e annunciarono ai capi dei sacerdoti tutto quanto era accaduto. Questi allora si riunirono con gli anziani e, dopo essersi consultati, diedero una buona somma di denaro ai soldati, dicendo: «Dite così: “I suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato, mentre noi dormivamo”. E se mai la cosa venisse all’orecchio del governatore, noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni preoccupazione». Quelli presero il denaro e fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questo racconto si è divulgato fra i Giudei fino ad oggi.    

Regina Coeli 21 Aprile 2014 (+playlist)

giovedì 17 aprile 2014

PENSIERO E PREGHIERA DEL GIORNO

Il Signore è qui

18.04.2014
TRIDUO PASQUALE
VENERDÌ DELLA SETTIMANA SANTA – PASSIONE DEL SIGNORE


Is 49,24-50,10; Sal 21 (22); Is 52,13-53,12; Mt 27,1-56

Come molti si stupirono di lui- tanto era sfigurato per essere d'uomo il suo aspetto
e diversa la sua forma da quella dei figli dell'uomo -, così si meraviglieranno di lui molte nazioni; i re davanti a lui si chiuderanno la bocca, poiché vedranno un fatto mai a essi raccontato e comprenderanno ciò che mai avevano udito. (Is 52,14-15)

Oggi, ci sia più stupore e meraviglia, che non tristezza e dolore. Oggi Dio mostra il suo volto, incomprensibile prima di Gesù. Mettiamoci la mano davanti alla bocca aperta, come colpi d’improvviso da un segno più ampio di quanto mai immaginato: Dio non si ribella! Dona la vita, non è compreso, e non si vendica! Oggi si può comprendere quello che Gesù non voleva si dicesse di lui prima della sua morte; oggi si comprende di che pasta è fatto Dio. Il Gesù dei miracoli non diceva sino in fondo la grandezza di Dio; Il Gesù della croce lo manifesta in pienezza, sino in fondo, con tutto se stesso. E noi, ora, muti e riconoscenti, raccogliamo tale dono commossi, perché la nostra vita – a sua volta – ne possa portare i segni, ancora capaci di destare stupore e meraviglia.


Preghiamo

Egli infatti è la nostra pace,
colui che di due ha fatto una cosa sola,
abbattendo il muro di separazione che li divideva,
cioè l'inimicizia, per mezzo della sua carne.
Così egli ha abolito la Legge, fatta di prescrizioni e di decreti,
per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo,
facendo la pace,
e per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo,
per mezzo della croce,
eliminando in se stesso l'inimicizia.
(Ef 2,14-16)

SANTO DEL GIORNO

San Galdino, arcivescovo di Milano

18.04.2014
 
Galdino nacque a Milano nei primi decenni del sec. XII. Il monaco Ilarione, suo contemporaneo e suo biografo, attesta che fu cancelliere e arcidiacono della Chiesa di Milano. Visse nel momento cruciale della lotta dei Comuni contro Federico Barbarossa. E al Barbarossa l’arcidiacono Galdino si oppose apertamente, contrastando non solo la sua politica di oppressione delle libertà comunali, ma anche l’appoggio agli antipapa che l’Imperatore pretendeva di contrapporre al legittimo pontefice Alessandro III. Questa opposizione gli valse l’esilio, dal quale poi il papa, nel 1166, lo rinviò a Milano, come arcivescovo, insignito della porpora cardinalizia.
Come arcivescovo diede il suo pieno appoggio alla Lega Lombarda dei Comuni costituitasi a Pontida nel 1167 ed operò per la ricostruzione materiale e morale della città devastata dalle truppe del Barbarossa: ricostruì la cattedrale e il palazzo arcivescovile, organizzò la distribuzione del pane (che fu detto successivamente “pane di san Galdino”) e un ampio servizio di assistenza a favore del popolo prostrato nei debiti e umiliato nella povertà. Favorì nel 1168 la fondazione di Alessandria (così chiamata in onore di Alessandro III), che fu il centro della resistenza al Barbarossa.
Combatté inoltre vigorosamente la eresia catara, che voleva una Chiesa composta solo di “puri”, dimostrandosi intrepido difensore della fede. La morte lo colse sul pulpito mentre predicava contro gli eretici il 18 aprile 1176. San Galdino occupa nella serie degli arcivescovi di Milano un posto di grande onore, dopo sant’Ambrogio e san Carlo.

RITO AMBROSIANO - Passione del Signore

VENERDÌ SANTO - CELEBRAZIONE VESPERTINA
«NELLA DEPOSIZIONE DEL SIGNORE»


I LETTURA 
Lettura del profeta Daniele 3, 1-24


In quei giorni. Il re Nabucodònosor aveva fatto costruire una statua d’oro, alta sessanta cubiti e larga sei, e l’aveva fatta erigere nella pianura di Dura, nella provincia di Babilonia. Quindi il re Nabucodònosor aveva convocato i sàtrapi, i governatori, i prefetti, i consiglieri, i tesorieri, i giudici, i questori e tutte le alte autorità delle province, perché presenziassero all’inaugurazione della statua che il re Nabucodònosor aveva fatto erigere.
I sàtrapi, i governatori, i prefetti, i consiglieri, i tesorieri, i giudici, i questori e tutte le alte autorità delle province vennero all’inaugurazione della statua che aveva fatto erigere il re Nabucodònosor. Essi si disposero davanti alla statua fatta erigere da Nabucodònosor. Un banditore gridò ad alta voce: «Popoli, nazioni e lingue, a voi è rivolto questo proclama: Quando voi udrete il suono del corno, del flauto, della cetra, dell’arpa, del salterio, della zampogna e di ogni specie di strumenti musicali, vi prostrerete e adorerete la statua d’oro che il re Nabucodònosor ha fatto erigere. Chiunque non si prostrerà e non adorerà, in quel medesimo istante sarà gettato in mezzo a una fornace di fuoco ardente».
Perciò tutti i popoli, nazioni e lingue, non appena ebbero udito il suono del corno, del flauto, della cetra, dell’arpa, del salterio e di ogni specie di strumenti musicali, si prostrarono e adorarono la statua d’oro che il re Nabucodònosor aveva fatto erigere.
Però in quel momento alcuni Caldei si fecero avanti per accusare i Giudei e andarono a dire al re Nabucodònosor: «O re, vivi per sempre! Tu hai decretato, o re, che chiunque avrà udito il suono del corno, del flauto, della cetra, dell’arpa, del salterio, della zampogna e di ogni specie di strumenti musicali, deve prostrarsi e adorare la statua d’oro: chiunque non si prostrerà e non l’adorerà, sia gettato in mezzo a una fornace di fuoco ardente. Ora, ci sono alcuni Giudei, che hai fatto amministratori della provincia di Babilonia, cioè Sadrac, Mesac e Abdènego, che non ti obbediscono, o re: non servono i tuoi dèi e non adorano la statua d’oro che tu hai fatto erigere».
Allora Nabucodònosor, sdegnato e adirato, comandò che gli si conducessero Sadrac, Mesac e Abdènego, e questi comparvero alla presenza del re. Nabucodònosor disse loro: «È vero, Sadrac, Mesac e Abdènego, che voi non servite i miei dèi e non adorate la statua d’oro che io ho fatto erigere? Ora se voi, quando udrete il suono del corno, del flauto, della cetra, dell’arpa, del salterio, della zampogna e di ogni specie di strumenti musicali, sarete pronti a prostrarvi e adorare la statua che io ho fatto, bene; altrimenti, in quel medesimo istante, sarete gettati in mezzo a una fornace di fuoco ardente. Quale dio vi potrà liberare dalla mia mano?».
Ma Sadrac, Mesac e Abdènego risposero al re Nabucodònosor: «Noi non abbiamo bisogno di darti alcuna risposta in proposito; sappi però che il nostro Dio, che serviamo, può liberarci dalla fornace di fuoco ardente e dalla tua mano, o re. Ma anche se non ci liberasse, sappi, o re, che noi non serviremo mai i tuoi dèi e non adoreremo la statua d’oro che tu hai eretto».
Allora Nabucodònosor fu pieno d’ira e il suo aspetto si alterò nei confronti di Sadrac, Mesac e Abdènego, e ordinò che si aumentasse il fuoco della fornace sette volte più del solito. Poi, ad alcuni uomini fra i più forti del suo esercito, comandò di legare Sadrac, Mesac e Abdènego e gettarli nella fornace di fuoco ardente. Furono infatti legati, vestiti come erano, con i mantelli, i calzari, i copricapi e tutti i loro abiti, e gettati in mezzo alla fornace di fuoco ardente. Poiché l’ordine del re urgeva e la fornace era ben accesa, la fiamma del fuoco uccise coloro che vi avevano gettato Sadrac, Mesac e Abdènego. E questi tre, Sadrac, Mesac e Abdènego, caddero legati nella fornace di fuoco ardente. Essi passeggiavano in mezzo alle fiamme, lodavano Dio e benedicevano il Signore.


II LETTURA
Continuazione del profeta Daniele 3, 91-100


Allora il re Nabucodònosor rimase stupito e alzatosi in fretta si rivolse ai suoi ministri: «Non abbiamo noi gettato tre uomini legati in mezzo al fuoco?». «Certo, o re», risposero. Egli soggiunse: «Ecco, io vedo quattro uomini sciolti, i quali camminano in mezzo al fuoco, senza subirne alcun danno; anzi il quarto è simile nell’aspetto a un figlio di dèi». Allora Nabucodònosor si accostò alla bocca della fornace di fuoco ardente e prese a dire: «Sadrac, Mesac, Abdènego, servi del Dio altissimo, uscite, venite fuori». Allora Sadrac, Mesac e Abdènego uscirono dal fuoco. Quindi i sàtrapi, i governatori, i prefetti e i ministri del re si radunarono e, guardando quegli uomini, videro che sopra i loro corpi il fuoco non aveva avuto nessun potere, che neppure un capello del loro capo era stato bruciato e i loro mantelli non erano stati toccati e neppure l’odore del fuoco era penetrato in essi.
Nabucodònosor prese a dire: «Benedetto il Dio di Sadrac, Mesac e Abdènego, il quale ha mandato il suo angelo e ha liberato i servi che hanno confidato in lui; hanno trasgredito il comando del re e hanno esposto i loro corpi per non servire e per non adorare alcun altro dio all’infuori del loro Dio. Perciò io decreto che chiunque, a qualsiasi popolo, nazione o lingua appartenga, proferirà offesa contro il Dio di Sadrac, Mesac e Abdènego, sia fatto a pezzi e la sua casa sia ridotta a letamaio, poiché non c’è nessun altro dio che possa liberare allo stesso modo».
Da allora il re diede autorità a Sadrac, Mesac e Abdènego nella provincia di Babilonia.
Il re Nabucodònosor a tutti i popoli, nazioni e lingue, che abitano in tutta la terra: «Abbondi la vostra pace! Mi è parso opportuno rendervi noti i prodigi e le meraviglie che il Dio altissimo ha fatto per me. / Quanto sono grandi i suoi prodigi / e quanto potenti le sue meraviglie! / Il suo regno è un regno eterno / e il suo dominio di generazione in generazione».


PASSIONE DEL SIGNORE NOSTRO
GESÙ CRISTO SECONDO MATTEO 

 
Continuazione del Vangelo secondo Matteo 27, 57-61

Venuta la sera, giunse un uomo ricco, di Arimatea, chiamato Giuseppe; anche lui era diventato discepolo di Gesù. Questi si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Pilato allora ordinò che gli fosse consegnato. Giuseppe prese il corpo, lo avvolse in un lenzuolo pulito e lo depose nel suo sepolcro nuovo, che si era fatto scavare nella roccia; rotolata poi una grande pietra all’entrata del sepolcro, se ne andò. Lì, sedute di fronte alla tomba, c’erano Maria di Màgdala e l’altra Maria.

mercoledì 16 aprile 2014

PENSIERO E PREGHIERA DEL GIORNO

Il Signore è qui

17.04.2014
TRIDUO PASQUALE
GIOVEDÌ DELLA SETTIMANA AUTENTICA – CENA DEL SIGNORE


Gn 1,1-3,5.10; 1Cor 11,20-34; Mt 26,17-75

Io, infatti, ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: "Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me". Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: "Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me". (1 Cor 11,23-25)

Passano i secoli e passano i millenni, e noi abbiamo il coraggio di trovare la nostra gioia e la nostra speranza in queste parole, che Paolo ha raccolto dagli apostoli e ha passato alle sue comunità, parole che sono giunte sino a noi e che noi continuiamo a ripetere tendendo le mani per ricevere il dono della vita del Signore. Non ci stanchiamo di tornare, commossi, a quel gesto di quella sera, per dire che se Dio si dona perché noi possiamo vivere, allora c’è motivo per custodire speranza e affrontare ogni giorno, ogni settimana. Facciamo memoria per non perdere la direzione e non rimanere smarriti, e perché la tenerezza di Dio ci appaia costantemente viva davanti agli occhi, a dispetto di ogni quotidiana fatica. Grazie.


Preghiamo

In lui, mediante il suo sangue,
abbiamo la redenzione, il perdono delle colpe,
secondo la ricchezza della sua grazia.
Egli l'ha riversata in abbondanza su di noi
con ogni sapienza e intelligenza,
facendoci conoscere il mistero della sua volontà,
secondo la benevolenza che in lui si era proposto.
(Ef 1,7-9)