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martedì 22 aprile 2014

PENSIERO E PREGHIERA DEL GIORNO

Nel mondo già brucia il fuoco di Dio

23.04.2014
At 5,12-21a; Sal 33(34);Rm 6,3-11; Lc 24,13-35

“Resta con noi…”.                       (Lc 24,29)      
     
Spesso si dice che la sofferenza avvicina a Dio. Non vorrei fare il sofista, ma le Scritture sembrano invertire questa prospettiva, rimettendo al posto giusto gli attori. E’ Dio che si avvicina a noi nella nostra sofferenza. Non è esattamente la stessa cosa. Per tutto il vangelo Gesù viene seguito, dai discepoli, nel suo cammino verso la croce. Adesso che è risorto è lui che si mette sulle orme dei suoi discepoli ormai spenti e delusi, disperati. Le Scritture spiegano la vicenda di Gesù, e la vicenda di Gesù spiega le Scritture: alla sua luce vediamo la luce (Sal 36,10). Nel suo farsi vicino a noi, soprattutto quando fuggiamo, il Risorto ci parla e spezza il pane. A queste tre azioni corrispondono le nostre reazioni: il cuore si incendia, gli occhi guariscono, le gambe riprendono a camminare, questa volta nella direzione giusta. In Gesù, Dio si è avvicinato alla nostra sofferenza, ci ha raggiunto fin nelle nostre sepolture per essere intimamente unito a noi nel più profondo. “Resta con noi”. Questa preghiera è esaudita da ora e per sempre.

Preghiamo

L’angelo del Signore si accampa
attorno a quelli che lo temono, e li libera.
Gustate e vedete com’è buono il Signore;
beato l’uomo che in lui si rifugia.             
      (dal salmo 33)

SANTO DEL GIORNO

San Giorgio, martire

23.04.2014
 
Giorgio, il “megalomartire” (grande martire, come era chiamato nella Chiesa greca), era venerato a Lidda, in Palestina, fin dalla seconda metà del secolo IV, dove, esattamente sul luogo della sua sepoltura, era sorta nel 350 una basilica in suo onore. Ma il suo culto si è così universalmente diffuso che si può considerare il martire più venerato di tutta la cristianità. Eppure molto poco si sa della sua vita.
Nacque probabilmente in Cappadocia. Suo padre, Geronzio, era un pagano di origine persiana, mentre sua madre Policronia era cristiana. Avviato alla carriera militare, si fece cristiano, abbandonò le armi e diede tutti i suoi beni ai poveri. Il suo martirio avvenne sotto Daciano, imperatore dei persiani (che in alcune recensioni diventa Diocleziano, imperatore dei romani), di fronte al quale confessa la sua fede, distruggendo gli idoli e uccidendo i loro sacerdoti.
 
La sua antica passio, nelle diverse numerose recensioni che ebbe in ogni lingua d’oriente e d’occidente, riferisce un racconto del martirio traboccante di prodigi ed episodi straordinari di conversioni e risurrezioni. Famoso è l’episodio, riprodotto in numerosissime varianti iconografiche e riportato da Jacopo da Varazze nella Leggenda aurea , in cui Giorgio uccide il drago che terrorizzava la città di Silene in Libia. Si tratta della trasposizione in chiave cristiana di un’antica leggenda mitologica in cui l’eroe, uccidendo il dragone, salva la fanciulla che ama, la figlia del re, che doveva essere sacrificata alle fauci del mostro, e con lei salva tutta la città. Applicato a san Giorgio, l’episodio diventa, nell’immaginario della devozione popolare, la raffigurazione della protezione vittoriosa del santo contro le potenze del male.
 
L’Inghilterra ha eletto san Giorgio a suo patrono. A lui sono dedicate in tutto il mondo un numero incalcolabile di chiese. Oggi si ricorda anche sant’Adalberto, vescovo di Praga, monaco e martire.

RITO AMBROSIANO - IV giorno dell’ottava di Pasqua MERCOLEDÌ IN ALBIS

Lettura degli Atti degli Apostoli 5, 12-21a

In quei giorni. Molti segni e prodigi avvenivano fra il popolo per opera degli apostoli. Tutti erano soliti stare insieme nel portico di Salomone; nessuno degli altri osava associarsi a loro, ma il popolo li esaltava. Sempre più, però, venivano aggiunti credenti al Signore, una moltitudine di uomini e di donne, tanto che portavano gli ammalati persino nelle piazze, ponendoli su lettucci e barelle, perché, quando Pietro passava, almeno la sua ombra coprisse qualcuno di loro. Anche la folla delle città vicine a Gerusalemme accorreva, portando malati e persone tormentate da spiriti impuri, e tutti venivano guariti.
Si levò allora il sommo sacerdote con tutti quelli della sua parte, cioè la setta dei sadducei, pieni di gelosia, e, presi gli apostoli, li gettarono nella prigione pubblica. Ma, durante la notte, un angelo del Signore aprì le porte del carcere, li condusse fuori e disse: «Andate e proclamate al popolo, nel tempio, tutte queste parole di vita». Udito questo, entrarono nel tempio sul far del giorno e si misero a insegnare.            

SALMO
Sal 33 (34)

             ®  Liberaci, Signore, da ogni paura.
             oppure
             ®  Alleluia, alleluia, alleluia.

Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore:
i poveri ascoltino e si rallegrino. ®
            
Magnificate con me il Signore,
esaltiamo insieme il suo nome.
Ho cercato il Signore: mi ha risposto
e da ogni mia paura mi ha liberato. ®

L’angelo del Signore si accampa
attorno a quelli che lo temono, e li libera.
Gustate e vedete com’è buono il Signore;
beato l’uomo che in lui si rifugia. ®

EPISTOLA
Lettera di san Paolo apostolo ai Romani 6, 3-11

Fratelli, non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? Per mezzo del battesimo dunque siamo stati sepolti insieme a lui nella morte affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova. Se infatti siamo stati intimamente uniti a lui a somiglianza della sua morte, lo saremo anche a somiglianza della sua risurrezione. Lo sappiamo: l’uomo vecchio che è in noi è stato crocifisso con lui, affinché fosse reso inefficace questo corpo di peccato, e noi non fossimo più schiavi del peccato. Infatti chi è morto, è liberato dal peccato.
Ma se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, sapendo che Cristo, risorto dai morti, non muore più; la morte non ha più potere su di lui. Infatti egli morì, e morì per il peccato una volta per tutte; ora invece vive, e vive per Dio. Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù. 

 VANGELO
Lettura del Vangelo secondo Luca Romani 24,13-35

In quello stesso giorno due discepoli del Signore Gesù erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto». Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.    
 

La risurrezione di Gesù evento di fede

lunedì 21 aprile 2014

PENSIERO E PREGHIERA DEL GIORNO

Nel mondo già brucia il fuoco di Dio

22.04.2014

At  3,25-4,10; Sal 117(118);1Cor 1,4-9; Mt 28,8-15

“…andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno”.      (Mt 28,10)

Disturba la logica dei sacerdoti e dei loro capi. Sono, pur di custodire il loro potere, convinti di poter comprare o vendere la Verità, credendosi proprietari di Dio invece che suo possesso. Dicevamo che la parola Grazia indica qualcosa che non ha prezzo. Dopo il tradimento di Giuda, colpisce questo secondo tradimento, ancora più grave. Giuda si impiccò ad un albero poiché i sacerdoti non potevano assolverlo (Mt 27,4)! Le guardie, alla vista dell’angelo, restano come morte. “Morte”, ancor più, lo saranno accettando quella “buona somma“. Giuda vendette il crocifisso, questi si vendono il risorto; trascurano il tesoro e trattengono il campo (Mt 13,44). “Non temete” dice Gesù alle donne. E’ lui che, in verità, ha pagato il prezzo per la nostra vita (1Cor 6,20). Il suo corpo offerto e il suo sangue versato ci hanno liberato e ci liberano dalla morte e dalla paura della morte, spietata padrona (Eb 2,15). L’appuntamento in Galilea è immagine della nostra esistenza. Nella vita quotidiana il Risorto ci viene incontro e nelle fatiche, affanni, speranze, peccati, delusioni e gioie egli, che è il Vincitore, realizza il desiderio di suo Padre:”come in cielo così in terra”.

Preghiamo

Il Signore è per me, è il mio aiuto,
e io guarderò dall’alto i miei nemici.
E’ meglio rifugiarsi nel Signore
che confidare nell’uomo.
E’ meglio rifugiarsi nel Signore
che confidare nei potenti.                     
     (dal salmo 117)

SANTO DEL GIORNO

beata Maria Gabriella Sagheddu, monaca

22.04.2014
Nata a Dorgali, in Sardegna nel 1914, in una povera famiglia di pastori, nonostante la sua brillante intelligenza deve rinunciare agli studi secondari per aiutare la mamma rimasta vedova a mantenere i fratelli e le sorelle. All’età di 18 anni la sua vita ha una svolta decisiva: la scoperta del Signore la trasforma, portandola a dedicarsi intensamente alla preghiera, alla catechesi e all’apostolato nelle file dell’Azione Cattolica, mentre matura in lei una chiara vocazione alla vita monastica. A 21 anni, Maria entra nella Trappa di Grottaferrata, dove la sua vita appare tutta dominata dalla gratitudine a Dio per la misericordia di cui l’ha investita chiamandola ad un’appartenenza totale a lui e dal desiderio ardente di rispondere pienamente a questa grazia.
 
Sotto la guida sapiente dell’abbadessa, la madre Pia, scopre l’ecumenismo spirituale di Paul Couturier, e si sente irrefrenabilmente spinta ad offrire la sua vita e le sue sofferenze per la causa dell’unità dei cristiani. A 23 anni, Maria, diventata nel frattempo suor Maria Gabriella, si ammala di tubercolosi e vive i restanti mesi della sua vita immersa nella preghiera di Gesù per l’unità di tutti i credenti in lui. Muore a soli 25 anni di età, nella domenica del Buon Pastore, di cui aveva raccolto con tutta la sua vita la promessa: Vi sarà un solo ovile e un solo pastore.
 
La sua vicenda ebbe un impatto enorme sul nascente ecumenismo della Chiesa cattolica e non cessa di toccare il cuore dei cristiani di tutte le confessioni. Maria Gabriella è stata beatificata da Giovanni Paolo II nel 1983. Le sue spoglie sono custodite nel monastero di Vitorchiano.

RITO AMBROSIANO - III giorno dell’ottava di Pasqua MARTEDÌ IN ALBIS

Lettura degli Atti degli Apostoli 3, 25 - 4, 10

In quei giorni. Pietro disse al popolo: «Voi, fratelli, siete i figli dei profeti e dell’alleanza che Dio stabilì con i vostri padri, quando disse ad Abramo: “Nella tua discendenza saranno benedette tutte le nazioni della terra”. Dio, dopo aver risuscitato il suo servo, l’ha mandato prima di tutto a voi per portarvi la benedizione, perché ciascuno di voi si allontani dalle sue iniquità».
Stavano ancora parlando al popolo, quando sopraggiunsero i sacerdoti, il comandante delle guardie del tempio e i sadducei, irritati per il fatto che essi insegnavano al popolo e annunciavano in Gesù la risurrezione dai morti. Li arrestarono e li misero in prigione fino al giorno dopo, dato che ormai era sera. Molti però di quelli che avevano ascoltato la Parola credettero e il numero degli uomini raggiunse circa i cinquemila.
Il giorno dopo si riunirono in Gerusalemme i loro capi, gli anziani e gli scribi, il sommo sacerdote Anna, Caifa, Giovanni, Alessandro e quanti appartenevano a famiglie di sommi sacerdoti. Li fecero comparire davanti a loro e si misero a interrogarli: «Con quale potere o in quale nome voi avete fatto questo?». Allora Pietro, colmato di Spirito Santo, disse loro: «Capi del popolo e anziani, visto che oggi veniamo interrogati sul beneficio recato a un uomo infermo, e cioè per mezzo di chi egli sia stato salvato, sia noto a tutti voi e a tutto il popolo d’Israele: nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, che voi avete crocifisso e che Dio ha risuscitato dai morti, costui vi sta innanzi risanato».         

SALMO
Sal 117 (118)

             ®  Rendete grazie al Signore, il suo amore è per sempre.
             oppure
             ®  Alleluia, alleluia, alleluia.

Dica Israele:
«Il suo amore è per sempre».
Dica la casa di Aronne:
«Il suo amore è per sempre».
Dicano quelli che temono il Signore:
«Il suo amore è per sempre». ®

Il Signore è per me, è il mio aiuto,
e io guarderò dall’alto i miei nemici.
È meglio rifugiarsi nel Signore
che confidare nell’uomo.
È meglio rifugiarsi nel Signore
che confidare nei potenti. ®

Mia forza e mio canto è il Signore,
egli è stato la mia salvezza.
Grida di giubilo e di vittoria nelle tende dei giusti:
la destra del Signore ha fatto prodezze,
la destra del Signore si è innalzata,
la destra del Signore ha fatto prodezze. ®


EPISTOLA
Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 1, 4-9

Fratelli, rendo grazie continuamente al mio Dio per voi, a motivo della grazia di Dio che vi è stata data in Cristo Gesù, perché in lui siete stati arricchiti di tutti i doni, quelli della parola e quelli della conoscenza. La testimonianza di Cristo si è stabilita tra voi così saldamente che non manca più alcun carisma a voi, che aspettate la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo. Egli vi renderà saldi sino alla fine, irreprensibili nel giorno del Signore nostro Gesù Cristo. Degno di fede è Dio, dal quale siete stati chiamati alla comunione con il Figlio suo Gesù Cristo, Signore nostro!           

VANGELO
Lettura del Vangelo secondo Matteo 28, 8-15

In quel tempo. Abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno».
Mentre esse erano in cammino, ecco, alcune guardie giunsero in città e annunciarono ai capi dei sacerdoti tutto quanto era accaduto. Questi allora si riunirono con gli anziani e, dopo essersi consultati, diedero una buona somma di denaro ai soldati, dicendo: «Dite così: “I suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato, mentre noi dormivamo”. E se mai la cosa venisse all’orecchio del governatore, noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni preoccupazione». Quelli presero il denaro e fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questo racconto si è divulgato fra i Giudei fino ad oggi.