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mercoledì 23 aprile 2014

SANTO DEL GIORNO

San Fedele da Sigmaringen

24.04.2014

Marco Roy nacque nel 1578 a Sigmaringen (nell’Hohenzollern, in Germania) in una famiglia di profonde tradizioni cattoliche. Il padre era sindaco del luogo. Studiò a Friburgo, conseguendo una duplice laurea, in diritto e filosofia. Dopo aver lungamente viaggiato per l’Europa ed aver poi esercitato l’avvocatura a Colmar, inaspettatamente, a 34 anni, decise di abbracciare la vita religiosa ed entrò nell’Ordine dei Cappuccini, prendendo il nome di Fedele. All’interno dell’Ordine, in diversi conventi, ricoprì l’ufficio di guardiano, segnalandosi per lo spirito di penitenza e la straordinaria carità, soprattutto durante l’imperversare della peste.
Nel 1622, dalla Commissione che poi diventerà Congregazione di Propaganda Fide, fu scelto a dirigere la missione cappuccina nella Rezia, per arginare i progressi del calvinismo e sanare la dolorosa separazione che divideva i cattolici dai calvinisti, degenerando in sanguinosa lotta tra i valligiani e l’imperatore d’Austria che aveva posto piede nel Cantone dei Grigioni. Fedele riuscì a ricondurre al cattolicesimo anche il conte Rodolfo di Salis; ma l’editto dell’imperatore che proscriveva il culto protestante nei Grigioni provocò una violenta reazione dei contadini calvinisti. Fedele il 24 aprile 1622, sentendo vicina la fine, fece la sua ultima vibrante predicazione, che fu tumultuosamente interrotta.
Colpito a morte, cadde a terra sulla porta della chiesa di Seewis, pregando: “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno”. Ma Fedele anche morendo continuerà la sua opera: il ministro che guidava la rivolta, dopo aver sferrato il primo colpo contro di lui, si convertirà. Il suo corpo riposa nella cattedrale di Coira. Nel 1746 è stato iscritto nell’albo dei santi.

Nello stesso giorno la Chiesa ambrosiana fa memoria del beato Benedetto Menni, sacerdote, dell’Ordine ospedaliero di san Giovanni di Dio, morto il 24 aprile 1914.
 

RITO AMBROSIANO - V giorno dell’Ottava di Pasqua GIOVEDÌ IN ALBIS -

[In questo giorno si commemorano la morte e la sepoltura di S. Ambrogio del 397]


LETTURA
Lettura degli Atti degli Apostoli 5, 26-42

In quei giorni. Il comandante uscì con gli inservienti e li condusse via, ma senza violenza, per timore di essere lapidati dal popolo. Li condussero e li presentarono nel sinedrio; il sommo sacerdote li interrogò dicendo: «Non vi avevamo espressamente proibito di insegnare in questo nome? Ed ecco, avete riempito Gerusalemme del vostro insegnamento e volete far ricadere su di noi il sangue di quest’uomo». Rispose allora Pietro insieme agli apostoli: «Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini. Il Dio dei nostri padri ha risuscitato Gesù, che voi avete ucciso appendendolo a una croce. Dio lo ha innalzato alla sua destra come capo e salvatore, per dare a Israele conversione e perdono dei peccati. E di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo, che Dio ha dato a quelli che gli obbediscono». All’udire queste cose essi si infuriarono e volevano metterli a morte.
Si alzò allora nel sinedrio un fariseo, di nome Gamaliele, dottore della Legge, stimato da tutto il popolo. Diede ordine di farli uscire per un momento e disse: «Uomini d’Israele, badate bene a ciò che state per fare a questi uomini. Tempo fa sorse Tèuda, infatti, che pretendeva di essere qualcuno, e a lui si aggregarono circa quattrocento uomini. Ma fu ucciso, e quelli che si erano lasciati persuadére da lui furono dissolti e finirono nel nulla. Dopo di lui sorse Giuda il Galileo, al tempo del censimento, e indusse gente a seguirlo, ma anche lui finì male, e quelli che si erano lasciati persuadére da lui si dispersero. Ora perciò io vi dico: non occupatevi di questi uomini e lasciateli andare. Se infatti questo piano o quest’opera fosse di origine umana, verrebbe distrutta; ma, se viene da Dio, non riuscirete a distruggerli. Non vi accada di trovarvi addirittura a combattere contro Dio!».
Seguirono il suo parere e, richiamati gli apostoli, li fecero flagellare e ordinarono loro di non parlare nel nome di Gesù. Quindi li rimisero in libertà. Essi allora se ne andarono via dal sinedrio, lieti di essere stati giudicati degni di subire oltraggi per il nome di Gesù. E ogni giorno, nel tempio e nelle case, non cessavano di insegnare e di annunciare che Gesù è il Cristo. 

SALMO
Sal 33 (34)

             ®  Venite, figli, ascoltatemi: vi insegnerò il timore del Signore.
             oppure
             ®   Alleluia, alleluia, alleluia.

Magnificate con me il Signore,
esaltiamo insieme il suo nome.
Ho cercato il Signore: mi ha risposto
e da ogni mia paura mi ha liberato. ®

Temete il Signore, suoi santi:
nulla manca a coloro che lo temono.
I leoni sono miseri e affamati,
ma a chi cerca il Signore non manca alcun bene.®

Gli occhi del Signore sui giusti,
i suoi orecchi al loro grido di aiuto.
Il Signore riscatta la vita dei suoi servi;
non sarà condannato chi in lui si rifugia. ®


[oppure
COMMEMORAZIONE DEL TRANSITO
E DELLA SEPOLTURA DEL BEATO VESCOVO AMBROGIO

Commemorazione del transito e della sepoltura del beato vescovo Ambrogio
Cfr. Paulinus, Vita Ambrosii, 47, 2 - 48, 3
Dalle cinque del pomeriggio fino all’ora in cui rese lo spirito, Ambrogio pregò con le braccia aperte in forma di croce; noi vedevamo muoversi le sue labbra, ma non ne udivamo la voce. E Onorato, vescovo della Chiesa di Vercelli, essendosi ritirato al piano superiore della casa per riposare, udì per tre volte una voce che lo chiamava e diceva: «Alzati, affrettati, poiché egli è in punto di morte». E quegli discese e offrì ad Ambrogio il santo Corpo del Signore. Come Ambrogio l’ebbe ricevuto spirò, recando con sé il buon viatico, in modo che l’anima, rinvigorita da quel solido cibo, s’allietasse ora nel consorzio degli angeli, dei quali aveva imitato la vita in terra, e della compagnia di Elia; giacché al pari di Elia anch’egli, in nome del timore di Dio, non ebbe mai riguardo di parlare ai re e ai potenti di ogni grado.
Nelle prime ore mattutine in cui morì, la sua salma fu portata di lì alla chiesa maggiore e lì rimase durante la notte in cui celebrammo la veglia pasquale. In quell’occasione molti bambini che erano stati battezzati, venendo dal fonte battesimale, lo videro: alcuni dissero di averlo visto seduto sulla cattedra situata nell’alto presbiterio, altri col dito lo indicarono ai loro genitori mentre vi saliva. Ma quelli non lo potevano scorgere, non avendo gli occhi così purificati. Molti poi raccontavano di vedere una stella sopra il suo corpo.
Quando risplendette il giorno del Signore, mentre il suo corpo, terminate le celebrazioni divine, dalla chiesa veniva traslato alla basilica Ambrosiana, dove fu deposto, uomini e donne in gran numero gettarono i loro fazzoletti e le cinture per poter in qualche modo toccare la salma del santo. C’era infatti al funerale una folla sterminata, di ogni condizione, età e sesso: non solo cristiani ma anche giudei e pagani.
Onore e gloria al Signore nostro Gesù Cristo, che regna nei secoli dei secoli.
®Amen.

SALMO
Sal 114 (115)

             ® Camminerò alla presenza del Signore nella terra dei viventi.
             oppure
             ® Alleluia, alleluia, alleluia.

Amo il Signore, perché ascolta
il grido della mia preghiera.
Verso di me ha teso l’orecchio
nel giorno in cui lo invocavo. ®

Mi stringevano funi di morte,
ero preso nei lacci degli inferi,
ero preso da tristezza e angoscia.
Allora ho invocato il nome del Signore. ®

Ritorna, anima mia, al tuo riposo,
perché il Signore ti ha beneficato.
Sì, hai liberato la mia vita dalla morte,
i miei occhi dalle lacrime,
i miei piedi dalla caduta.® ]

EPISTOLA
Lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi 3, 1-4

Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra. Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio! Quando Cristo, vostra vita, sarà manifestato, allora anche voi apparirete con lui nella gloria.        

VANGELO
Lettura del Vangelo secondo Luca 24, 36b-49

In quel tempo. Il Signore Gesù in persona stette in mezzo ai discepoli e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».  

martedì 22 aprile 2014

PENSIERO E PREGHIERA DEL GIORNO

Nel mondo già brucia il fuoco di Dio

23.04.2014
At 5,12-21a; Sal 33(34);Rm 6,3-11; Lc 24,13-35

“Resta con noi…”.                       (Lc 24,29)      
     
Spesso si dice che la sofferenza avvicina a Dio. Non vorrei fare il sofista, ma le Scritture sembrano invertire questa prospettiva, rimettendo al posto giusto gli attori. E’ Dio che si avvicina a noi nella nostra sofferenza. Non è esattamente la stessa cosa. Per tutto il vangelo Gesù viene seguito, dai discepoli, nel suo cammino verso la croce. Adesso che è risorto è lui che si mette sulle orme dei suoi discepoli ormai spenti e delusi, disperati. Le Scritture spiegano la vicenda di Gesù, e la vicenda di Gesù spiega le Scritture: alla sua luce vediamo la luce (Sal 36,10). Nel suo farsi vicino a noi, soprattutto quando fuggiamo, il Risorto ci parla e spezza il pane. A queste tre azioni corrispondono le nostre reazioni: il cuore si incendia, gli occhi guariscono, le gambe riprendono a camminare, questa volta nella direzione giusta. In Gesù, Dio si è avvicinato alla nostra sofferenza, ci ha raggiunto fin nelle nostre sepolture per essere intimamente unito a noi nel più profondo. “Resta con noi”. Questa preghiera è esaudita da ora e per sempre.

Preghiamo

L’angelo del Signore si accampa
attorno a quelli che lo temono, e li libera.
Gustate e vedete com’è buono il Signore;
beato l’uomo che in lui si rifugia.             
      (dal salmo 33)

SANTO DEL GIORNO

San Giorgio, martire

23.04.2014
 
Giorgio, il “megalomartire” (grande martire, come era chiamato nella Chiesa greca), era venerato a Lidda, in Palestina, fin dalla seconda metà del secolo IV, dove, esattamente sul luogo della sua sepoltura, era sorta nel 350 una basilica in suo onore. Ma il suo culto si è così universalmente diffuso che si può considerare il martire più venerato di tutta la cristianità. Eppure molto poco si sa della sua vita.
Nacque probabilmente in Cappadocia. Suo padre, Geronzio, era un pagano di origine persiana, mentre sua madre Policronia era cristiana. Avviato alla carriera militare, si fece cristiano, abbandonò le armi e diede tutti i suoi beni ai poveri. Il suo martirio avvenne sotto Daciano, imperatore dei persiani (che in alcune recensioni diventa Diocleziano, imperatore dei romani), di fronte al quale confessa la sua fede, distruggendo gli idoli e uccidendo i loro sacerdoti.
 
La sua antica passio, nelle diverse numerose recensioni che ebbe in ogni lingua d’oriente e d’occidente, riferisce un racconto del martirio traboccante di prodigi ed episodi straordinari di conversioni e risurrezioni. Famoso è l’episodio, riprodotto in numerosissime varianti iconografiche e riportato da Jacopo da Varazze nella Leggenda aurea , in cui Giorgio uccide il drago che terrorizzava la città di Silene in Libia. Si tratta della trasposizione in chiave cristiana di un’antica leggenda mitologica in cui l’eroe, uccidendo il dragone, salva la fanciulla che ama, la figlia del re, che doveva essere sacrificata alle fauci del mostro, e con lei salva tutta la città. Applicato a san Giorgio, l’episodio diventa, nell’immaginario della devozione popolare, la raffigurazione della protezione vittoriosa del santo contro le potenze del male.
 
L’Inghilterra ha eletto san Giorgio a suo patrono. A lui sono dedicate in tutto il mondo un numero incalcolabile di chiese. Oggi si ricorda anche sant’Adalberto, vescovo di Praga, monaco e martire.

RITO AMBROSIANO - IV giorno dell’ottava di Pasqua MERCOLEDÌ IN ALBIS

Lettura degli Atti degli Apostoli 5, 12-21a

In quei giorni. Molti segni e prodigi avvenivano fra il popolo per opera degli apostoli. Tutti erano soliti stare insieme nel portico di Salomone; nessuno degli altri osava associarsi a loro, ma il popolo li esaltava. Sempre più, però, venivano aggiunti credenti al Signore, una moltitudine di uomini e di donne, tanto che portavano gli ammalati persino nelle piazze, ponendoli su lettucci e barelle, perché, quando Pietro passava, almeno la sua ombra coprisse qualcuno di loro. Anche la folla delle città vicine a Gerusalemme accorreva, portando malati e persone tormentate da spiriti impuri, e tutti venivano guariti.
Si levò allora il sommo sacerdote con tutti quelli della sua parte, cioè la setta dei sadducei, pieni di gelosia, e, presi gli apostoli, li gettarono nella prigione pubblica. Ma, durante la notte, un angelo del Signore aprì le porte del carcere, li condusse fuori e disse: «Andate e proclamate al popolo, nel tempio, tutte queste parole di vita». Udito questo, entrarono nel tempio sul far del giorno e si misero a insegnare.            

SALMO
Sal 33 (34)

             ®  Liberaci, Signore, da ogni paura.
             oppure
             ®  Alleluia, alleluia, alleluia.

Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore:
i poveri ascoltino e si rallegrino. ®
            
Magnificate con me il Signore,
esaltiamo insieme il suo nome.
Ho cercato il Signore: mi ha risposto
e da ogni mia paura mi ha liberato. ®

L’angelo del Signore si accampa
attorno a quelli che lo temono, e li libera.
Gustate e vedete com’è buono il Signore;
beato l’uomo che in lui si rifugia. ®

EPISTOLA
Lettera di san Paolo apostolo ai Romani 6, 3-11

Fratelli, non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? Per mezzo del battesimo dunque siamo stati sepolti insieme a lui nella morte affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova. Se infatti siamo stati intimamente uniti a lui a somiglianza della sua morte, lo saremo anche a somiglianza della sua risurrezione. Lo sappiamo: l’uomo vecchio che è in noi è stato crocifisso con lui, affinché fosse reso inefficace questo corpo di peccato, e noi non fossimo più schiavi del peccato. Infatti chi è morto, è liberato dal peccato.
Ma se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, sapendo che Cristo, risorto dai morti, non muore più; la morte non ha più potere su di lui. Infatti egli morì, e morì per il peccato una volta per tutte; ora invece vive, e vive per Dio. Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù. 

 VANGELO
Lettura del Vangelo secondo Luca Romani 24,13-35

In quello stesso giorno due discepoli del Signore Gesù erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto». Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.    
 

La risurrezione di Gesù evento di fede

lunedì 21 aprile 2014

PENSIERO E PREGHIERA DEL GIORNO

Nel mondo già brucia il fuoco di Dio

22.04.2014

At  3,25-4,10; Sal 117(118);1Cor 1,4-9; Mt 28,8-15

“…andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno”.      (Mt 28,10)

Disturba la logica dei sacerdoti e dei loro capi. Sono, pur di custodire il loro potere, convinti di poter comprare o vendere la Verità, credendosi proprietari di Dio invece che suo possesso. Dicevamo che la parola Grazia indica qualcosa che non ha prezzo. Dopo il tradimento di Giuda, colpisce questo secondo tradimento, ancora più grave. Giuda si impiccò ad un albero poiché i sacerdoti non potevano assolverlo (Mt 27,4)! Le guardie, alla vista dell’angelo, restano come morte. “Morte”, ancor più, lo saranno accettando quella “buona somma“. Giuda vendette il crocifisso, questi si vendono il risorto; trascurano il tesoro e trattengono il campo (Mt 13,44). “Non temete” dice Gesù alle donne. E’ lui che, in verità, ha pagato il prezzo per la nostra vita (1Cor 6,20). Il suo corpo offerto e il suo sangue versato ci hanno liberato e ci liberano dalla morte e dalla paura della morte, spietata padrona (Eb 2,15). L’appuntamento in Galilea è immagine della nostra esistenza. Nella vita quotidiana il Risorto ci viene incontro e nelle fatiche, affanni, speranze, peccati, delusioni e gioie egli, che è il Vincitore, realizza il desiderio di suo Padre:”come in cielo così in terra”.

Preghiamo

Il Signore è per me, è il mio aiuto,
e io guarderò dall’alto i miei nemici.
E’ meglio rifugiarsi nel Signore
che confidare nell’uomo.
E’ meglio rifugiarsi nel Signore
che confidare nei potenti.                     
     (dal salmo 117)