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venerdì 25 aprile 2014

papa francesco catechesi udienza 23 aprile 2014

PENSIERO E PREGHIERA DEL GIORNO

Nel mondo già brucia il fuoco di Dio

25.04.2014
At 10,34-43; Sal 95(96); Fil 2,5-11; Mc 16,1-7

“Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto”.                      (Mc 16,7)

Nei racconti di Luca, dei giorni precedenti, Gesù ci “inseguiva” per riportarci nella pienezza, nella verità della sua vicenda. Oggi, nel brano di Marco, Gesù ci precede nell’appuntamento di Galilea, dove tutto era cominciato (At 10,37) e dove tutto ricomincia. Le donne preoccupate della pietra da rotolare, con coraggio entrano nel sepolcro, con paura vedono il giovane con la veste bianca. Da lui ricevono la chiave di lettura:”Il crocifisso è risorto”: Dio ha esaltato quell’uomo giudicato come bestemmiatore (Mc 14,64). Quell’uomo non ha raccontato menzogne su Dio. Davanti a lui il Padre, desidera che noi si pieghi il ginocchio, riconoscendo la buona notizia: Dio ci ama fino al sangue, fino al suo sangue versato per noi. E’ così che egli è giudice, è così che egli ci giudica:”Io darò la mia vita per te, perché tu sei prezioso ai miei occhi (Is 43,4). Il Crocifisso è risorto. Il Risorto è il Crocifisso. Sul suo corpo i segni della “qualità” del suo amore. La Terra trema davanti a lui. Trema e canta davanti alla sua gloria.


Preghiamo

Portate offerte ed entrate nei suoi atri.
Tremi davanti a lui tutta la terra.
Dite tra le genti:”Il Signore regna!”.
Egli giudica i popoli con rettitudine.                                     
(dal salmo 95)

SANTO DEL GIORNO

San Marco, evangelista

25.04.2014

Marco aveva due nomi: Giovanni per gli ebrei, suoi connazionali e Marco per i greci. Secondo la testimonianza di Luca (Atti 12,12) nella spaziosa casa di sua madre si radunavano i primi cristiani. Alcuni sostengono che, nella grande sala della loro casa, fu celebrata l’ultima cena e, se fosse stato di loro proprietà anche il podere al monte degli ulivi, come qualcuno sostiene, si spiegherebbe perché alcuni identificano Marco con il giovanetto che fugge via nudo, dopo l’arresto di Gesù. Cugino di Barnaba, con lui, nel 44, accompagnò Paolo nel primo viaggio missionario a Cipro. Giunti però a Perge di Panfilia, Marco abbandonò Paolo e Barnaba e tornò a Gerusalemme. Paolo lo rimproverò apertamente per il suo rifiuto di seguirlo, e non lo prese più con sé nel secondo viaggio (Atti 15,37). Più tardi, ormai pienamente riconciliato, divenne il suo fedelissimo collaboratore e lo troveremo accanto all’Apostolo anche durante la prigionia romana di quest’ultimo.
Fu anche discepolo di Pietro, che lo chiama nella sua prima lettera, “mio figlio” e ne fu anche l’interprete, mettendo per iscritto, in modo semplice, vivace e immediato, quanto aveva visto e udito dall’Apostolo, dando inizio così al genere letterario “vangelo”. Si ritiene, quasi all’unanimità, che quello di Marco sia il primo Vangelo scritto e andrebbe datato tra il 50 e il 60, nel periodo, cioè, in cui era a Roma accanto a Pietro.
La cristologia di Marco è tutta incentrata sul tema della manifestazione del Messia crocifisso: il Messia che rivendica il suo regno divino e il suo essere Figlio di Dio, ma che è nello stesso tempo il servo sofferente, osteggiato dai capi d’Israele e incompreso persino dai suoi discepoli.
Riguardo agli ultimi anni della vita di Marco, la tradizione (vedi Eusebio di Cesarea) lo dice fondatore della Chiesa di Alessandria d’Egitto, dove fu vescovo e dove probabilmente subì il martirio. Da qui il suo corpo fu traslato, nell’828, a Venezia da due mercanti veneziani e divenne, in seguito, emblema dello stato veneto nel simbolo che lo rappresenta, quello del leone.

RITO AMBROSIANO - VI giorno dell’ottava di Pasqua VENERDÌ IN ALBIS

Lettura degli Atti degli Apostoli 10, 34-43

In quei giorni. Pietro prese la parola e disse: «In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenza di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga. Questa è la Parola che egli ha inviato ai figli d’Israele, annunciando la pace per mezzo di Gesù Cristo: questi è il Signore di tutti. Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nàzaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui. E noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute nella regione dei Giudei e in Gerusalemme. Essi lo uccisero appendendolo a una croce, ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che si manifestasse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti. E ci ha ordinato di annunciare al popolo e di testimoniare che egli è il giudice dei vivi e dei morti, costituito da Dio. A lui tutti i profeti danno questa testimonianza: chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati per mezzo del suo nome».            

SALMO
Sal 95 (96)

             ®  Annunciate a tutti i popoli le opere di Dio.
             oppure
             ®  Alleluia, alleluia, alleluia.

Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome,
annunciate di giorno in giorno la sua salvezza. ®

In mezzo alle genti narrate la sua gloria,
a tutti i popoli dite le sue meraviglie.
Date al Signore, o famiglie dei popoli,
date al Signore gloria e potenza,
date al Signore la gloria del suo nome. ®

Portate offerte ed entrate nei suoi atri.
Tremi davanti a lui tutta la terra.
Dite tra le genti: «Il Signore regna!».
Egli giudica i popoli con rettitudine. ®


EPISTOLA
Lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi 2, 5-11

Fratelli, / abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù: / egli, pur essendo nella condizione di Dio, / non ritenne un privilegio / l’essere come Dio, / ma svuotò se stesso / assumendo una condizione di servo, / diventando simile agli uomini. / Dall’aspetto riconosciuto come uomo, / umiliò se stesso / facendosi obbediente fino alla morte / e a una morte di croce. / Per questo Dio lo esaltò / e gli donò il nome / che è al di sopra di ogni nome, / perché nel nome di Gesù / ogni ginocchio si pieghi / nei cieli, sulla terra e sotto terra, / e ogni lingua proclami: / «Gesù Cristo è Signore!», / a gloria di Dio Padre.


VANGELO
Lettura del Vangelo secondo Marco 16, 1-7

In quel tempo. Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a ungere il corpo di Gesù. Di buon mattino, il primo giorno della settimana, vennero al sepolcro al levare del sole. Dicevano tra loro: «Chi ci farà rotolare via la pietra dall’ingresso del sepolcro?». Alzando lo sguardo, osservarono che la pietra era già stata fatta rotolare, benché fosse molto grande. Entrate nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano posto. Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: “Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto”».

mercoledì 23 aprile 2014

PENSIERO E PREGHIERA DEL GIORNO

Nel mondo già brucia il fuoco di Dio

24.04.2014

At 5,26-42; Sal 33(34); Col 3,1-4; Lc 24,36b-49

“Sono proprio io! Toccatemi e guardate…”.                    (Lc 24,39)

“Mentre essi parlavano di queste cose Gesù in persona stette in mezzo a loro”. I discepoli non stanno chiacchierando o dissertando di teologia. Stanno raccontando, gli uni gli altri, gli avvenimenti sconvolgenti di quei giorni. Stanno già parlando la “Parola”: il Crocifisso è veramente risorto! “Toccatemi e guardate”, così dice loro Gesù. Paolo dirà: “cercate le cose di lassù”. I discepoli, ancora quasi in lutto e spaventati, si trovano di fronte l’indicibile, lo guardano e lo toccano (1Gv 1,1-4). Vivono questa esperienza per poter testimoniare pienamente, vivono ciò che non può non essere al centro dei desideri del nostro cuore: toccare Dio, il suo Figlio risorto. Nel dire “cercate le cose di lassù, rivolgete il pensiero alle cose di lassù”, Paolo non contraddice il desiderio di Dio, le parole di Gesù nel Padre nostro:”come in cielo così in terra”. Anzi. E’ proprio della logica dell’Incarnazione che il Cielo si effonda pienamente sulla Terra. Di fatto questa Terra brucia per mancanza di Cielo.

Preghiamo

O Dio, tu sei il mio Dio,
dall’aurora io ti cerco,
ha sete di te l’anima mia,
desidera te la mia carne
in terra arida, assetata, senz’acqua.                       
       (dal salmo 62)

SANTO DEL GIORNO

San Fedele da Sigmaringen

24.04.2014

Marco Roy nacque nel 1578 a Sigmaringen (nell’Hohenzollern, in Germania) in una famiglia di profonde tradizioni cattoliche. Il padre era sindaco del luogo. Studiò a Friburgo, conseguendo una duplice laurea, in diritto e filosofia. Dopo aver lungamente viaggiato per l’Europa ed aver poi esercitato l’avvocatura a Colmar, inaspettatamente, a 34 anni, decise di abbracciare la vita religiosa ed entrò nell’Ordine dei Cappuccini, prendendo il nome di Fedele. All’interno dell’Ordine, in diversi conventi, ricoprì l’ufficio di guardiano, segnalandosi per lo spirito di penitenza e la straordinaria carità, soprattutto durante l’imperversare della peste.
Nel 1622, dalla Commissione che poi diventerà Congregazione di Propaganda Fide, fu scelto a dirigere la missione cappuccina nella Rezia, per arginare i progressi del calvinismo e sanare la dolorosa separazione che divideva i cattolici dai calvinisti, degenerando in sanguinosa lotta tra i valligiani e l’imperatore d’Austria che aveva posto piede nel Cantone dei Grigioni. Fedele riuscì a ricondurre al cattolicesimo anche il conte Rodolfo di Salis; ma l’editto dell’imperatore che proscriveva il culto protestante nei Grigioni provocò una violenta reazione dei contadini calvinisti. Fedele il 24 aprile 1622, sentendo vicina la fine, fece la sua ultima vibrante predicazione, che fu tumultuosamente interrotta.
Colpito a morte, cadde a terra sulla porta della chiesa di Seewis, pregando: “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno”. Ma Fedele anche morendo continuerà la sua opera: il ministro che guidava la rivolta, dopo aver sferrato il primo colpo contro di lui, si convertirà. Il suo corpo riposa nella cattedrale di Coira. Nel 1746 è stato iscritto nell’albo dei santi.

Nello stesso giorno la Chiesa ambrosiana fa memoria del beato Benedetto Menni, sacerdote, dell’Ordine ospedaliero di san Giovanni di Dio, morto il 24 aprile 1914.
 

RITO AMBROSIANO - V giorno dell’Ottava di Pasqua GIOVEDÌ IN ALBIS -

[In questo giorno si commemorano la morte e la sepoltura di S. Ambrogio del 397]


LETTURA
Lettura degli Atti degli Apostoli 5, 26-42

In quei giorni. Il comandante uscì con gli inservienti e li condusse via, ma senza violenza, per timore di essere lapidati dal popolo. Li condussero e li presentarono nel sinedrio; il sommo sacerdote li interrogò dicendo: «Non vi avevamo espressamente proibito di insegnare in questo nome? Ed ecco, avete riempito Gerusalemme del vostro insegnamento e volete far ricadere su di noi il sangue di quest’uomo». Rispose allora Pietro insieme agli apostoli: «Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini. Il Dio dei nostri padri ha risuscitato Gesù, che voi avete ucciso appendendolo a una croce. Dio lo ha innalzato alla sua destra come capo e salvatore, per dare a Israele conversione e perdono dei peccati. E di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo, che Dio ha dato a quelli che gli obbediscono». All’udire queste cose essi si infuriarono e volevano metterli a morte.
Si alzò allora nel sinedrio un fariseo, di nome Gamaliele, dottore della Legge, stimato da tutto il popolo. Diede ordine di farli uscire per un momento e disse: «Uomini d’Israele, badate bene a ciò che state per fare a questi uomini. Tempo fa sorse Tèuda, infatti, che pretendeva di essere qualcuno, e a lui si aggregarono circa quattrocento uomini. Ma fu ucciso, e quelli che si erano lasciati persuadére da lui furono dissolti e finirono nel nulla. Dopo di lui sorse Giuda il Galileo, al tempo del censimento, e indusse gente a seguirlo, ma anche lui finì male, e quelli che si erano lasciati persuadére da lui si dispersero. Ora perciò io vi dico: non occupatevi di questi uomini e lasciateli andare. Se infatti questo piano o quest’opera fosse di origine umana, verrebbe distrutta; ma, se viene da Dio, non riuscirete a distruggerli. Non vi accada di trovarvi addirittura a combattere contro Dio!».
Seguirono il suo parere e, richiamati gli apostoli, li fecero flagellare e ordinarono loro di non parlare nel nome di Gesù. Quindi li rimisero in libertà. Essi allora se ne andarono via dal sinedrio, lieti di essere stati giudicati degni di subire oltraggi per il nome di Gesù. E ogni giorno, nel tempio e nelle case, non cessavano di insegnare e di annunciare che Gesù è il Cristo. 

SALMO
Sal 33 (34)

             ®  Venite, figli, ascoltatemi: vi insegnerò il timore del Signore.
             oppure
             ®   Alleluia, alleluia, alleluia.

Magnificate con me il Signore,
esaltiamo insieme il suo nome.
Ho cercato il Signore: mi ha risposto
e da ogni mia paura mi ha liberato. ®

Temete il Signore, suoi santi:
nulla manca a coloro che lo temono.
I leoni sono miseri e affamati,
ma a chi cerca il Signore non manca alcun bene.®

Gli occhi del Signore sui giusti,
i suoi orecchi al loro grido di aiuto.
Il Signore riscatta la vita dei suoi servi;
non sarà condannato chi in lui si rifugia. ®


[oppure
COMMEMORAZIONE DEL TRANSITO
E DELLA SEPOLTURA DEL BEATO VESCOVO AMBROGIO

Commemorazione del transito e della sepoltura del beato vescovo Ambrogio
Cfr. Paulinus, Vita Ambrosii, 47, 2 - 48, 3
Dalle cinque del pomeriggio fino all’ora in cui rese lo spirito, Ambrogio pregò con le braccia aperte in forma di croce; noi vedevamo muoversi le sue labbra, ma non ne udivamo la voce. E Onorato, vescovo della Chiesa di Vercelli, essendosi ritirato al piano superiore della casa per riposare, udì per tre volte una voce che lo chiamava e diceva: «Alzati, affrettati, poiché egli è in punto di morte». E quegli discese e offrì ad Ambrogio il santo Corpo del Signore. Come Ambrogio l’ebbe ricevuto spirò, recando con sé il buon viatico, in modo che l’anima, rinvigorita da quel solido cibo, s’allietasse ora nel consorzio degli angeli, dei quali aveva imitato la vita in terra, e della compagnia di Elia; giacché al pari di Elia anch’egli, in nome del timore di Dio, non ebbe mai riguardo di parlare ai re e ai potenti di ogni grado.
Nelle prime ore mattutine in cui morì, la sua salma fu portata di lì alla chiesa maggiore e lì rimase durante la notte in cui celebrammo la veglia pasquale. In quell’occasione molti bambini che erano stati battezzati, venendo dal fonte battesimale, lo videro: alcuni dissero di averlo visto seduto sulla cattedra situata nell’alto presbiterio, altri col dito lo indicarono ai loro genitori mentre vi saliva. Ma quelli non lo potevano scorgere, non avendo gli occhi così purificati. Molti poi raccontavano di vedere una stella sopra il suo corpo.
Quando risplendette il giorno del Signore, mentre il suo corpo, terminate le celebrazioni divine, dalla chiesa veniva traslato alla basilica Ambrosiana, dove fu deposto, uomini e donne in gran numero gettarono i loro fazzoletti e le cinture per poter in qualche modo toccare la salma del santo. C’era infatti al funerale una folla sterminata, di ogni condizione, età e sesso: non solo cristiani ma anche giudei e pagani.
Onore e gloria al Signore nostro Gesù Cristo, che regna nei secoli dei secoli.
®Amen.

SALMO
Sal 114 (115)

             ® Camminerò alla presenza del Signore nella terra dei viventi.
             oppure
             ® Alleluia, alleluia, alleluia.

Amo il Signore, perché ascolta
il grido della mia preghiera.
Verso di me ha teso l’orecchio
nel giorno in cui lo invocavo. ®

Mi stringevano funi di morte,
ero preso nei lacci degli inferi,
ero preso da tristezza e angoscia.
Allora ho invocato il nome del Signore. ®

Ritorna, anima mia, al tuo riposo,
perché il Signore ti ha beneficato.
Sì, hai liberato la mia vita dalla morte,
i miei occhi dalle lacrime,
i miei piedi dalla caduta.® ]

EPISTOLA
Lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi 3, 1-4

Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra. Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio! Quando Cristo, vostra vita, sarà manifestato, allora anche voi apparirete con lui nella gloria.        

VANGELO
Lettura del Vangelo secondo Luca 24, 36b-49

In quel tempo. Il Signore Gesù in persona stette in mezzo ai discepoli e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».